1961 – Guido Perocco scrive del giovane artista italiano:
Tra i giovani artisti italiani, dotati di autentiche qualità d’esprimere in pittura un loro mondo interiore, non dubitiamo di porre il nome di Cesco Magnolato; il quale ha al suo attivo, diciamolo subito, una grande capacità di superamento: egli vinceva, a soli ventisette anni, alla Biennale del 1954, assieme a Paolo Manaresi, il primo premio per l’incisione e poi in altre esposizioni nazionali otteneva una serie di riconoscimenti di primo piano, senza per questo rimanere sopraffatto da quella bravura d’enfant prodige che la natura gli aveva donato. In questa fase di superamento è sorta la sua pittura, tutta tesa ad esprimere con animo commosso e con uno struggente accento patetico il mutarsi delle cose e la segreta energia che le governa. Si parla ancora di natura in questi tempi, di case, di alberi, di neve, e perfino di uomini e di girasoli: Magnolato sa ancora amare tutto questo, preso dal furore espressionista, e sa esprimersi con linguaggio nuovo. […]
[…] L’emozione nella sua trasparenza è tutta evidente nelle composizioni di Magnolato, essa vibra in ogni accento, nel tocco, nella stesura e perfino negli errori, nell’incupirsi talvolta della materia che non risponde all’impennata della fantasia. Dal vecchio ceppo espressionista dobbiamo segnare ancora questo nuovo ramo libero ed autentico come pochi.